Sole, colori e profumi di Sicilia,
vini autentici e generosi.

L'utilizzo liturgico del vino ha una tradizione antichissima e una valenza notevole anche per la storia del vino in generale: proprio grazie a questa funzione sacra, nel Medioevo i monaci continuarono a produrlo, mentre i popoli barbari lo abbandonavano del tutto.

"Vinum debet esse naturale de genimine vitis et non corruptum"

Questa definizione, tratta dal Canone 924 (paragrafo 3) del Codice Pio-benedettino pubblicato da papa Benedetto XV nel 1917, è rimasta invariata nel Codice di diritto canonico promulgato nel 1983 da papa Giovanni Paolo II:

"Il vino deve essere naturale, del frutto della vite e non alterato"

Come specificato dall'Istruzione Redemptionis Sacramentum (capitolo III, paragrafo 50), deve essere "genuino", senza nessuna sostanza estranea, a meno di un'aggiunta finale di alcol di vino - che ne facilita la conservazione anche dopo l'apertura della bottiglia - ma nel rispetto della gradazione alcolica massima consentita, 18% in volume.

Esclusivamente rosso fino al 1880, per il suo valore simbolico di "Sangue di Cristo", oggi è ammesso anche il bianco, per evitare macchie sui paramenti sacri. Generalmente è un vino liquoroso, ma in tempi più recenti si è diffuso anche l'utilizzo del vino secco, meno zuccherino.

Il controllo viene svolto dall'Ufficio liturgico della diocesi di competenza territoriale, che ne autorizza la produzione e la commercializzazione e ne garantisce la rispondenza alle rigide prescrizioni del Codice di diritto canonico.
In Sicilia il vino per la messa viene prodotto prevalentemente con uve bianche Zibibbo (o Moscato d'Alessandria), Catarratto e Inzolia, o nere, come il Nero d'Avola e altri vitigni autoctoni.

il vino per la S. Messa ed il pane

i vini da S. Messa

Liquoroso Dorato Dolce
Liquoroso Dorato Dolce
Liquoroso Rosso
Liquoroso Rosso